Lo yoga, come sicuramente saprete, nasce in India, ed è essenzialmente un insieme vasto e multiforme di tecniche di purificazione corporea e spirituale. Un patrimonio trasmesso oralmente che fu riunito e sistematizzato per la prima volta da una figura mitica (un po’ tipo il nostro Omero) di nome Patanjali, autore degli Yoga Sutra, una raccolta di aforismi in cui viene esposta l’essenza della pratica yoga. Un punto di partenza abbastanza sorprendente, se tu che mi leggi non ne sai tantissimo di questa pratica, è che negli Yoga Sutra non si parla quasi mai di posizioni (il termine sanscrito è asana). Eppure lo yoga viene rappresentato essenzialmente così, no? Un insieme di posizioni più o meno affascinanti e che rasentano il contorsionismo. Partiamo da qui.

 

Yoga non sono (solo) le posizioni che vedi su Instagram

Già, lo yoga non è – o meglio non dovrebbe essere – una forma di ginnastica. Il termine “yoga” significa più o meno “unire”, “legare”: tutto il lavoro che si fa sul corpo dovrebbe essere finalizzato a ottenere anche un effetto sulla mente e, ancora più ambiziosamente, sul cuore o sullo spirito. Purtroppo nel momento in cui lo yoga ha iniziato a diffondersi in Occidente tutta la parte più sottile e introspettiva ha iniziato a passare in secondo piano, e in molti casi è andata dispersa. Noi occidentali siamo appassionati di performance: vogliamo cose evidenti con cui metterci alla prova ed è per questo che lo yoga da noi ha attecchito soprattutto in quanto pratica fisica (il termine generale per lo yoga che parte dal corpo è hatha yoga). Ma bisognerebbe tener presente che lo yoga è anche altro, per qualcuno anzi è soprattutto altro. Dello yoga fanno parte anche le pratiche di respirazione (pranayama) e di meditazione. Lo yoga è, o dovrebbe essere, una filosofia di vita. Un modo – più ampio, sensibile e compassionevole – di vivere la propria vita.

 

Non devi (già) essere flessibile

Mi è capitato di sentirlo dire spesso: “No, yoga no. Sono un pezzo di legno”. Oppure: “Ah mi piacerebbe! Ma sono troppo legata”Si pratica yoga per diventare più flessibili. Se lo fossimo già che senso avrebbe farlo? Torniamo al tema della performance. Diciamo così perché abbiamo paura in qualche modo di non essere all’altezza. Di fare brutta figura. Ma lo yoga è soprattutto una pratica trasformativa: serve per spostare i nostri limiti e uscire dalla oggi tanto citata zona di comfort. Ovviamente fate attenzione: i limiti devono essere espansi con consapevolezza. Forzarli in modo aggressivo non serve e anzi si rischia di farsi male. Quindi attenzione agli insegnanti poco attenti alle differenze tra i corpi e poco rispettosi del punto di partenza da cui ognuno inevitabilmente inizia.

Tante forme diverse

Si parla di yoga come se fosse una realtà ben definita, ma in realtà ne esistono molte forme, al punto tale che alcuni stili non sembrano neanche lontanamente parenti. Si va da approcci molto statici, quieti e meditativi (come il Kundalini Yoga o lo Yin Yoga) a forme molto dinamiche o fisicamente impegnative, come l’Ashtanga, il Vinyasa o il Bikram (lo yoga che si pratica in una stanza a 40°). Una buona via di mezzo è l’Iyengar Yoga, la forma più precisa e dedita all’allineamento e alla costruzione minuziosa delle posture. Non esiste una forma migliore delle altre. Come sempre dipende dal praticante: c’è chi ha bisogno di muovere il corpo molto intensamente e c’è chi invece preferisce un approccio solo basato sul respiro o su piccoli movimenti specifici. Lo yoga può essere anche un’attività fisica e molto faticosa, ma non per forza. Insomma: yoga si dice in molti modi.

L’importanza della tradizione

Soprattutto oggi, qua da noi in Occidente, ci si imbatte in moltissime versioni e rielaborazioni. Hathavinyasa, restorative, yoga sciamanico, yoga per la donna, yoga per i bambini, per gli animali…naked yoga! Lo yoga va di moda, e questo crea la possibilità per molti di specularci su, inventandosi dal nulla pratiche e stili che ben poco hanno in comune con le antiche tecniche indiane. Ovviamente ognuno è libero di dar vita al proprio stile ma attenzione: a un certo punto forse non è più il caso di usare la parola “yoga”. Un buon criterio per capire il valore di una scuola e di un insegnante è quello di informarsi sulla tradizione che hanno alle spalle. Con che maestro ha studiato? Da quanto tempo pratica? Ha un riferimento preciso in qualche scuola autorevole? Non fidatevi dei teacher training: anche lì vale il discorso della moda e della speculazione. Insegnare dopo un corso di due settimane è un po’ ridicolo, e molti training per insegnanti vengono messi in piedi dal nulla. Si diventa insegnanti con anni di pratica condotta sotto lo sguardo del proprio maestro. Andate alla ricerca della vostra scuola e del vostro insegnante ma tenete presente che lo yoga arriva da lontano: coltivate un po’ di senso critico.

 

Meglio di poche parole

Importando lo yoga nelle nostre città europee e americane l’abbiamo caricato di un sacco di frasi e di retorica new age. Non servono. Lo yoga dovrebbe essere fatto di gesti e parole consapevoliMeno è meglio. E questo anche per sottrarci un po’ all’eccesso verbale in cui siamo immersi. Apprezzate anche i silenzi di un insegnante, i pieni ma anche i suoi vuoti – che sono poi lo spazio libero in cui poter osservare cosa succede quando pratichiamo. La spiritualità dello yoga ha molto più a che fare con la semplicità delle sensazioni del corpo che con il “connettersi all’energia dell’universo”. In questo senso anche la musica di cui si fa grande uso nelle lezioni più commerciali, non è l’ideale: spesso è una forma di intrattenimento che non permette di restare in ascolto di se stessi e del proprio respiro. La musica e i canti fanno parte della tradizione, ma perlopiù come momento separato (kirtan).

Il segreto è la costanza

Lo yoga dovrebbe essere una pratica quotidiana. Nello scegliere una scuola tenete conto anche di questo: all’inizio probabilmente non riuscirete a mettervi tutti i giorni sul tappetino, ma una scuola che offra lezioni molto frequenti dimostra già una certa solidità. Non è importante strafare e voler ottenere chissà che nell’immediato: nello yoga conta soprattutto la ripetizione continua. Il cambiamento avviene respirando e imparando a stare, a rimanere, anche quando la mente e gli impegni vorrebbero portarci altrove. Lo yoga è una pratica esplorativa che avviene nel tempo.

 

(Tratto da Freedamedia.it)

 

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